martedì 29 aprile 2008

Roma Kaputt Mundi

Il colpo di reni non c'è stato. La sinistra sprofonda nel mare di umiliazioni che hanno contraddistinto le ultime tornate elettorali. Anche Roma è perduta. O meglio l'abbiamo riportata a casa. Lontana dalle logiche di potere che hanno segnato gli anni "rutelliani e veltroniani".
Vincere nella culla del "veltronismo" ha un sapore speciale, specialmente per mano di chi, da giovane, amava cantare "il domani appartiene a noi".
Quella fase postfascista, segnata dai campi hobbit, è passata. Ora si apre, una fase nuova sia per il Paese che per la capitale stessa. An, ingabbiata dalla vittoria leghista al nord, ha risposto in modo coeso e organizzato, intercettando i voti delle classi meno agiate, come il partito di Bossi ha fatto al nord. La voglia di cambiamento si è concretizzata il 13-14 aprile con lo tsunami elettorale a favore di Berlusconi e del Popolo della Libertà. Roma è stata la ciliegia sulla torta, dove le condizioni di sciatteria, degrado e poca sicurezza hanno punito chi ha governato una città a propria immagine e somiglianza. Per Veltroni e Rutelli, ormai, Roma è Kaputt..mundi.

venerdì 18 aprile 2008

La fine dell'uomo nuovo

Ha vinto Berlusconi. Piaccia o meno, la vittoria è stata netta. Nel baseball verrebbe decretata la manifesta inferiorità. I motivi di questo successo sono molteplici. Primo fra tutti la volontà di semplificare la politica e mettere nell’angolo coloro che hanno, di fatto, eroso consensi e frenato l’azione politica dell’ultimo governo presieduto dal leader di Forza Italia.

La sfida del “predellino” di San Babila ha riportato il futuro premier al centro dell’azione politica nazionale, cavalcando l’antipolitica come nessuno sarebbe stato in grado. Ridicolizzando Grilli parlanti, neodem di ispirazione veltroniana e soprattutto la maggioranza in carica, incapace di modernizzare il paese, di renderlo innovativo e competitivo sui mercati mondiali.
In fin dei conti quello che è successo il 13 e 14 aprile non avrebbe nulla di anomalo se non per un particolare: la fine della rappresentatività parlamentare di stampo comunista in Italia.

Un comunismo che non ha avuto più nulla da dire al suo elettorato. Un elettorato che è maturato, che ha colto il superamento ideologico, buono forse per la Rivoluzione industriale, non certo per il terzo millennio. Bertinotti, Diliberto, Giordano, impresentabili agli occhi dei loro sostenitori, sono stati puniti per non aver colto il malumore e la paura generata da una politica terzomondista che non guardava più agli strati deboli della società, ma all’indulgenza verso i clandestini, “produttori” non sempre inconsapevoli di delinquenza, oppure evidenziando l’atavico odio verso gli Stati Uniti e l’occidente come deleteria espressione del capitalismo.

La storia ha fatto giustizia. Arriviamo con vent’anni di ritardo, ma anche noi abbiamo definito il capolinea e il confine fra democrazia compiuta e sistemi che si ispirano ancora apertamente ad un tragico passato. Urss, Cambogia, Vietnam, Corea del Nord, Cuba sono la sottile linea rosso(sangue) che ha procurato guerre, torture, povertà e miseria.

Il successivo scardinamento sarà quello dei “poteri forti” che dominano il nostro sistema culturale dal dopoguerra, e della “triplice” che, guarda a caso, è espressione di un mondo cattolico sgretolato (quello democristiano), di un mondo socialista giustiziato (da tangentopoli), di un mondo comunista superato (dalla storia).

Una piccola riserva indiana, però, per i reduci della rivoluzione d’ottobre c’è. E ci sarà sempre. Il posto più idoneo per la sinistra radicale e i suoi guappi: la piazza.
Un posto dove ogni eccesso è consentito, ogni insulto applaudito, ogni intolleranza giustificata. Avanti compagni, il 25 aprile è dietro l’angolo. Il Parlamento riconsegna alla strada e ai consigli di fabbrica i sogni marxisti della lotta di classe.

Magari, partirà una nuova stagione violenta. La voglia di sentirsi vivi, a volte, produce isterismi difficili da controllare. Dove batte il cuore della democrazia, la libertà si difende con il voto.
Se ne sono accorti tutti. Gli italiani stanchi dei parolai per primi. Disse Papa Giovanni Paolo II del comunismo: “si è rivelata una medicina peggiore del male che intendeva curare.” La fine dell’uomo nuovo.

martedì 15 aprile 2008

La regola del 10

Era il 10 febbraio quando i giornali, quelli che contano, nel senso che danno i numeri (vedi Repubblica con il titolo in prima pagina "100.000 a Milano per Veltroni" !!) narrando le vicende del prode "Ualter" da Spello , annunciavano al mondo intero che "IL NUOVO" si era finalmente manifestato.
Un nuovo un pò restaurato, al botulino, con evidenti segni di liposuzione. Ma bello, terribilmente bello e affascinante agli occhi di Scalfari e Mieli.
E' partita la rimonta. Si può fare narrava la campagna di comunicazione di "Ualter". Prodi? Prodi chi? Visco? Visco chi? Si va veleggiando col vento in poppa verso Palazzo Chigi. E Berlusconi? Ha reiterato un solo unico concetto: "abbiamo 10 punti di vantaggio". E' un imbonitore - replica Ualter - la rimonta è sempre più vicina. Siamo a una incollatura. Siamo ad una pinzellacchera. E' fatta ormai.
Berlusconi venerdì scorso dice a Matrix: "abbiamo dieci punti di vantaggio". Veltroni risponde: "vedremo questa rimonta dove ci porterà".
Ed eccoci a ieri. Ore 15 exit poll. Realacci, portavoce di Veltroni: "è fatta, la rimonta si è concretizzata".
Ore 20. Veltroni telefona a Berlusconi: ti do atto. Hai vinto. Con 10 punti, aggiungo io. Sia Camera che Senato! Senza comunisti in parlamento siamo forse diventati una democrazia matura. Sursum corda!

mercoledì 26 marzo 2008

La Falsa Rivoluzione

Non sempre i compleanni sono momenti di festa condivisa. Lo dimostra quello del ’68 che, politicamente parlando produce ancora ricadute spaventose sui nostri costumi sociali e politici. Sarebbe sciocco scordare che fra le generazioni post conflitto, quella sessantottina fu la prima a crescere con tutti i benefit classici della società borghese: elettrodomestici, auto di proprietà, telefono e riscaldamento in casa. Appare curioso che le rivoluzioni (false) partano sempre da stabili sicurezze acquisite. Disse sprezzante di quella generazione Ionesco: diventerete notai. Dal contestare al rogitare. Il marxismo voleva liberare la classe oppressa dai padroni mentre il ’68 ha voluto solo liberare dei repressi dai loro padri, dalle loro tradizioni, dai loro valori etici e religiosi. Dice bene, per rappresentare quell’epoca, Marcello Veneziani: “Jan Palach fu l’unico sessantottino che scontò la protesta sulla propria pelle. Gli altri incendiarono il mondo pensando a se stessi, lui incendiò se stesso pensando al mondo. Lui affrontò i carri armati, gli altri la carriera.”
Diciamolo in modo netto e senza fraintendimenti: la crisi culturale della sinistra, per quanto paradossale possa apparire, proviene proprio dal ’68. Oggi, gli ex di allora, sono classe dirigente, stanca, senza più idee, senza più speranze, ma con l’arroganza di continuare a rimembrare i miti falsi della loro giovinezza. Guardi Veltroni e ti viene un conato pensando a come sia possibile presentarsi come “il nuovo” in uno scenario decrepito e politicamente in suppurazione.
I riformisti di sinistra sono coloro che sono stati sopraffatti dalla realtà.
Realtà che ha vinto contro le false ideologie. Le stesse che hanno reso la violenza strumento e momento “democratico”, da tollerare e giustificare. Le stesse che hanno distrutto la scuola, l’università, la cultura e l’identità nazionale. Oggi la sinistra, culturalmente, non produce più nulla di nuovo. Oscilla fra Nanni Moretti e Jovanotti. Che bei tempi quelli in cui Togliatti polemizzava con Vittorini. Oggi, al massimo, Veltroni può essere in disaccordo con i comici di Zelig.
Culturalmente la sinistra è ferma. Non produce nulla di nuovo. Oppure si rivolge “al glorioso passato” con no global e disubbidienti o cerca, in modo divertente, di appropriarsi di termini quali liberale o di inneggiare alla meritocrazia, quando, da sempre la colonna vertebrale del pensiero progressista è l’egualitarismo.
Il centrodestra, dalla sua, si sta sviluppando e radicando. Nascono fondazioni, “think tank”, (pensate a Ideazione, Farefuturo, Liberal, Il Domenicale) nuovi giornali. Ci sono battaglie d’avanguardia come quella meritoria di Giuliano Ferrara attraverso Il Foglio, che mette in evidenza l’incosistenza della sinistra di proporre nuove soluzioni su un tema delicato come l’aborto, come se in trent’anni gli scenari sociali e culturali del nostro paese fossero immutati e immutabili.
Posizioni reazionarie sono quelle dei comunisti italiani che si sono schierati contro l’idea di avere Israele paese ospite alla Fiera del Libro di Torino. Sono queste le posizioni progressiste e riformiste? Da ciò si evince che il ’68 ha distrutto l’idea di merito, di autorità, ha innalzato un falso mito della libertà intesa come insensata possibilità di scegliere, sottraendosi alle responsabilità che provengono da ogni scelta. E ora, come ha fatto Sarkozy, è tempo di archiviare questo mito.
Dalla “nuova” sinistra ci aspettiamo questo passaggio. Anche noi, allora, potremmo davvero augurare buon compleanno ad una falsa rivoluzione che fortunatamente non ci ha visto complici, ma solo tristi spettatori.

martedì 19 febbraio 2008

Il rosso della vergogna

D'Elia, Curcio, Franceschini Antonini, Sofri, Baraldini. Non è un appello scolastico. E' semplicemente un elenco di quei terroristi (condannati) che si sono resi protagoniosti di reati di sangue (per Curcio solo ideologici) durante gli anni di piombo e che si sono succesivamente ritagliati una certa visibilità a livello politico o intellettuale.
Ci sarebbero, volendo, momenti di ilarità involontaria da segnalare, come ad esempio D'Elia che firma la moratoria per la pena di morte, pur avendo assassinato (e per questo condannato a 25 anni) l'agente Fausto Dionisi. Per rispetto alle vittime è meglio soprassedere con la celia.
Per le vittime e le loro famiglie quale futuro? E'peggio l'umiliazione di veder sdoganati i carnefici dei propri cari o il vitalizio da fame che questo schifoso governo ha voluto concedere come risarcimento per una vita segnata dal dolore? I terroristi sono compagni che sbagliano (vero Berlinguer?), oppure le icone della canizza urlante del"pagherete caro pagherete tutto". Per ora paghiamo noi. Con profumata moneta. Questa è la vera casta, onorata dai sacrifici dei cittadini che offrono loro stipendi e pensioni da favola. La più lurida, la più becera. La Stampa pubblica oggi un editoriale di Prodi dal titolo "La mia eredità". Eccola la tua eredità. Portare nelle istituzioni il rosso della vergogna.

martedì 12 febbraio 2008

Il nuovo che avanza

1976 - Veltroni viene eletto Consigliere comunale di Roma nelle liste del Partito Comunista Italiano
1977 - Berlusconi nominato Cavaliere del lavoro
1987 - Veltroni è eletto deputato nelle liste del Partito Comunista Italiano
1992 - Veltroni viene scelto come direttore dell'Unità
1994 - Veltroni candidato come segretario nazionale del PDS
1994 - Berlusconi fonda Forza Italia e vince le elezioni politiche
1996 - Veltroni condivide con Romano Prodi la leadership de L'Ulivo
1996 - Veltroni diventa vice premier del governo Prodi e Ministro dei Beni Culturali
2001 - Veltroni viene eletto sindaco di Roma
1996 - 2001 Berlusconi guida l'opposizione di centro destra
2001 - Berlusconi rivince le elezioni e resta in carica una intera legislatura
2006 - 2008 Berlusconi guida ancora l'opposizione di centro destra
2007 - (gennaio) Veltroni dichiara che la sua esperienza politica si concluderà definitivamente nel 2011 alla fine del mandato di sindaco a Roma. La sua destinazione è l'Africa
2007 - (giugno) Veltroni si candida come segretario del PD
2008 - Veltroni scelto come candidato premier (da compagni - di merende e non - extracomunitari clandestini compresi)
2008 - Berlusconi fonda il Popolo delle Libertà e viene scelto come candidato premier

Veltroni burocrate (della peggior risma) di professione da 32 anni. Berlusconi ricopre cariche pubbliche da 14 anni. Veltroni dice: "Noi siamo il cambiamento". Per dirla con Totò...."ma mi faccia il piacere"!

martedì 5 febbraio 2008

Il Paradiso può attendere..l'Africa pure!

Marini lascia. Nel momento in cui scrivo Napolitano ancora non ha sciolto le camere. E' solo un dettaglio. Il paese tornerà alle urne e si darà un nuovo governo. Il disastro Prodi fortunatamente sarà solo un brutto e osceno ricordo. Il futuro non può che essere migliore. Anche il "nuovo" Veltroni, col suo falso buonismo ideologico prepara la disputa elettorale. E' vero, disse che sarebbe andato in Africa alla fine del suo mandato come sindaco di Roma, ma, in fondo, se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari. Non bisogna mai rinunciare al diritto di cambiare idea. Fave e pecorino son sempre meglio delle cavallette alla griglia.
E' convinzione diffusa che il leader del PD voglia correre da solo con la sua creatura. Io, invece, credo che al Senato il prode Walter escogiterà un recupero di partitini che resterebbero senza rappresentanza politica. Mi sbaglio? Vedremo.
Un consiglio anche al Presidente Berlusconi. Romano Prodi ha dichiarato che farà il nonno a tempo pieno: contatti il telefono azzurro a tutela dei nipoti!