Dopo il post dedicato ad Eluana e al suo difficilissimo caso, vi invito a leggere questo articolo di Antonio Polito sul "Riformista" di oggi, all'indirizzo
Come già scritto, non ho le idee molto chiare. Eppure, questo articolo, mi appare equilibrato e non corrotto da guerre ideologiche senza alcun respiro.
lunedì 14 luglio 2008
giovedì 10 luglio 2008
Eutanasia o liberazione?
Il tema dell'eutanasia è da sempre fonte di scontro fra laici e cattolici. Ora, con la sentenza del giudice della Corte d'Appello, che autorizza l'interruzione del trattamento che tiene in vita Eluana, la polemica si farà feroce. Credo che, in questi casi, sia meglio tenere i toni bassi e eliminare ogni tentativo integralista. Dissolvere la matassa sarà impossibile. Per un cattolico convinto e praticante la vita è sacra, ed ogni decisione ad essa rivolta spetta solo a Dio. Per tutti gli altri, invece, c'è un elemento, la dignità umana, che lo stato di inerzia e immodificabilità del dolore, dimostrato da Eluana in tutti questi anni, perennemente scalfisce. La violenza ideologica non ci aiuta a sciogliere questo dilemma. Non credo, altresì, che il babbo di Eluana che l'ha sostenuta, aiutata, "curata", per tutti questi anni, voglia improvvisamente e irresponsabilmente procurare una infamia alla figlia. Sono pieno di dubbi e a fatica riesco a farmi una opinione certa. In questi casi solo il cuore e la pietà umana, forse, possono aiutarci a capire. Nelle parole di papà Englaro ("le staremo vicini fino alla fine, per noi genitori sarà un sollievo") leggo solo la disperazione di chi ha lottato tenacemente per 16 lunghissimi anni. Il tormento di una famiglia distrutta (e sconfitta) va rispettato. Mi preoccupa pensare che un giudice possa decidere di una vita senza un testamento biologico comprovante le volontà certe dell'individuo, ma è anche vero, altresì, che nel caso di Eluana, c'è una famiglia che meglio di nessun altro ne conosceva il pensiero. Ripeto, ho molti dubbi: è eutanasia coercitiva o pietà per una persona "morta" 16 anni fa?
mercoledì 9 luglio 2008
Il convitato Di Pietro...& C.
Sono stato ottimista. Nel post di ieri, avevo ipotizzato una canea urlante. Non immaginavo però la sconfortante sceneggiata, sguaiata, becera e puzzolente di alcuni membri "dell'intellighenzia" sinistrorsa. L'unica soddisfazione nasce dal fatto che ci è stato servito su un piatto d'argento l'ennesimo rigore politico, che, con non curanza, abbiamo depositato nell'angolino del consenso elettorale di questo attonito paese. Di Pietro e Veltroni grazie di esistere.
martedì 8 luglio 2008
Giro girotondo
E' venne il giorno del girotondo. E' giusto che l'opposizione, o meglio, una parte di essa, sfrutti anche la "piazza" per manifestare il proprio dissenso sull'azione di governo. Accade in tutte le democrazie mature, quindi, non trovo per nulla drammatico che si utilizzi questo strumento per esprimere una opinione. Il punto, però, è proprio questo: che razza di opinione emerge dal becero urlare di Di Pietro e la sua banda? Dov'è il contenuto? Siamo tornati all'antiberlusconismo d'accatto. Alla canizza urlata senza un minimo di costruzione politica. In questi giorni la deriva, davvero preoccupante, mediatico giornalistica ha abbassato la sua scure inondandoci di pulsioni morbose che poco hanno a che fare con il diritto di cronaca. Cronaca di cosa? Quale? su che fonti? su che dati? su quali testi sacri? Illazioni, illazioni e ancora illazioni che fanno comodo in un momento in cui l'opposizione allo sbando sbuffa e fatica nel reggere il ruolo, e alla minoranza parlamentare, giungono a rinforzo le truppe cammellate della carta stampata e della televisione. Quindi senza alcun progetto, armati di rancore e risentimento, il Masaniello di Montenero della Bisaccia e i suoi guappi (con le Tod's ai piedi) si ritrovano questa sera in Piazza Navona contro il governo Berlusconi. O meglio: contro Berlusconi. Una volontà politica,però, fra le righe, un pò nascosta, esiste. E' spazzare via Veltroni. Colpire il Cavaliere nell'immaginario popolare ormai stanco di queste scempiaggini, per colpire il povero Walter. Questo è il reale intendimento. Se vince il populismo di Di Pietro, sarebbero cento punti a favore del governo. In caso contrario si potrà (ci auguriamo per il bene del paese) tornare a confronatrsi con l'opposizione. Seriamente e senza veti. Il governo sta facendo molto. Alle proposte della campagna elettorale vengono sostituiti fatti concreti. Ici, piano casa, decreto sicurezza e "Robin Tax". Tutte proposte "di sinistra" che Prodi e compagni non sono riusciti mai neanche a ipotizzare.
lunedì 23 giugno 2008
Futuro nero
Un articolo tratto da repubblica.it evidenzia come il problema dell'integrazione scolastica sia di strettissima attualità. Si sprecano i discorsi sulla discriminazione, sulla mancata capacità di integrare queste flotte di ragazzini, che, secondo l'analisi riportata dal giornale online, dovrebbero raggiungere il milione di unità entro il 2011. Il problema reale da affrontare, a mio avviso, non è quello dell'integrazione fine a se stessa, pregna di quel pietismo salottiero, bolso e maleodorante di falsa equità voluto dai soliti noti, ma di come, sono penalizzati i ragazzi italiani nelle "nostre" scuole. Rallentamenti e ritardi nello svolgimento dei programmi ministeriali sono all'ordine del giorno. Si penalizza l'insegnamento per favorire l'integrazione. Cerchiamo di dirlo a chiare lettere: il nostro futuro è nero. In tutti i sensi.
giovedì 19 giugno 2008
Montale perdonali...
E' stato un errore. Non bello. Pur sempre un errore. Non enfatizziamo. Il clamore di ieri, ha permesso, però, di rileggere ed emozionarsi ancora per una delle più belle poesie contenute in "Ossi di seppia". A volte, anche uno svarione, può servire...
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d'un greto, esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi; e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua, o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenuae recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma, e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia schietto come la cima d'una giovinetta palma...
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua, o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenuae recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma, e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia schietto come la cima d'una giovinetta palma...
mercoledì 11 giugno 2008
La primavera di Jan
Praga è davvero una città magica e meravigliosa. Te ne accorgi passeggiando senza fissare una meta, perché ogni angolo ha qualcosa da raccontare . La città vecchia, la città piccola, il ponte Carlo, la Moldava. Storia e arte trasudano da ogni palazzo, da ogni via.
Vedi Praga e pensi a Mozart, che qui finì di comporre il Don Giovanni , oppure pensi a Kafka e alla forte esigenza esistenziale delle sue opere. Ti sposti a Josefov, il quartiere ebraico, dove nel vecchio cimitero trova posto la lapide di Rabbi Low creatore della leggenda del Golem, ancora oggi punto di riferimento per giovani generazioni di ebrei ortodossi.
Poi, improvvisamente, puoi restare colpito da una lapide. Piccola, confusa fra piccoli cespugli, che solo in parte ne coprono la vista ai passanti di Piazza Venceslao. La lapide, voluta dopo la caduta del Muro di Berlino dal Presidente Vaclav Havel, è quella di Jan Palach un giovane studente cecoslovacco divenuto martire e simbolo della resistenza anti sovietica dopo la primavera di Praga. Quella stele racconta la sua storia.
Ho sempre avuto poca simpatia per testi agiografici che sfociano magari nella piaggeria di parte. Per questo motivo, desidero che questo post, divenga strumento di riflessione su cosa davvero sia la libertà. Intesa come manifestazione di un sentimento alto, profondo, unico.
Tale, solo quando si è disposti a rinunciare a tutto. Anche alla propria vita. Quelle che riporto, sono le ultime parole trovate nel suo diario.
“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (vuol dire “notiziario” ed è il giornale delle forze di occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia si infiammerà.”
Jan Palach morì dopo essersi dato fuoco il 19 gennaio 1969.
Vedi Praga e pensi a Mozart, che qui finì di comporre il Don Giovanni , oppure pensi a Kafka e alla forte esigenza esistenziale delle sue opere. Ti sposti a Josefov, il quartiere ebraico, dove nel vecchio cimitero trova posto la lapide di Rabbi Low creatore della leggenda del Golem, ancora oggi punto di riferimento per giovani generazioni di ebrei ortodossi.
Poi, improvvisamente, puoi restare colpito da una lapide. Piccola, confusa fra piccoli cespugli, che solo in parte ne coprono la vista ai passanti di Piazza Venceslao. La lapide, voluta dopo la caduta del Muro di Berlino dal Presidente Vaclav Havel, è quella di Jan Palach un giovane studente cecoslovacco divenuto martire e simbolo della resistenza anti sovietica dopo la primavera di Praga. Quella stele racconta la sua storia.
Ho sempre avuto poca simpatia per testi agiografici che sfociano magari nella piaggeria di parte. Per questo motivo, desidero che questo post, divenga strumento di riflessione su cosa davvero sia la libertà. Intesa come manifestazione di un sentimento alto, profondo, unico.
Tale, solo quando si è disposti a rinunciare a tutto. Anche alla propria vita. Quelle che riporto, sono le ultime parole trovate nel suo diario.
“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (vuol dire “notiziario” ed è il giornale delle forze di occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia si infiammerà.”
Jan Palach morì dopo essersi dato fuoco il 19 gennaio 1969.
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