La moglie perdona il padre killer, "forse ha sbagliato Sanaa" - questa la sua dichiarazione. Una perfetta integrata.
p.s.: mi sono documentato leggendo il rapporto di "Peace Reporter" sullo stato della carcerazione in Marocco. La speranza è che questo "padre affettuoso" possa scontare la sua pena in quelle carceri. Per due motivi sostanziali: il primo è che, per dirlo con estrema franchezza, di mantenere questo "padre affettuoso" mi secca, secondo, perchè le carceri marocchine devono essere particolarmente "divertenti e premurose" con i detenuti. Stando a quanto dice Peace Reporter...
p.s.2: per chi volesse leggerlo, consiglio questo articolo
venerdì 18 settembre 2009
giovedì 17 settembre 2009
Vicino ai nostri soldati
Sei soldati italiani sono morti questa mattina a Kabul dopo il solito vigliacco attentato dei terroristi talebani. Cordoglio e dolore per le famiglie e un vaffanculo, di cuore, a tutti coloro che stanno godendo per questo massacro.
Pillole di integrazione
Prime condanne per il reato di clandestinità. A Milano, un algerino, tale Omar Rouis, è stato condannato alla pena pecuniaria di 5.000€, poi sostituita dall'espulsione. L'uomo era già in cella per spaccio di droga. Un integrato.
A Monza un romeno 17enne è finito in carcere con l'accusa di violenza carnale ai danni di una bambina di 7 anni. Un integrato.
A Montereale Valcellina (Pd) una ragazza marocchina di 18 anni, Saana Dafani, è stata sgozzata dal padre perchè innamorata di un ragazzo italiano per giunta cristiano. Un integrato.
A Prato il sig. Mariso Mordini, di anni 72, è stato ucciso da una rom che voleva denaro. Una integrata
A Monza un romeno 17enne è finito in carcere con l'accusa di violenza carnale ai danni di una bambina di 7 anni. Un integrato.
A Montereale Valcellina (Pd) una ragazza marocchina di 18 anni, Saana Dafani, è stata sgozzata dal padre perchè innamorata di un ragazzo italiano per giunta cristiano. Un integrato.
A Prato il sig. Mariso Mordini, di anni 72, è stato ucciso da una rom che voleva denaro. Una integrata
venerdì 11 settembre 2009
Legge sul Testamento Biologico: che sia inno alla vita
Dopo il passaggio in Senato, il testo sul “Fine Vita” approda in questi giorni alla Camera. Il forte contrasto che si è registrato nel Paese dopo la triste vicenda del caso Englaro, ha obbligato la politica a considerare come prioritario un tema etico.
E’ parere largamente condiviso agevolare l’azione del Parlamento nell’affrontare un tema tanto spinoso che è riuscito, nelle convulse fasi finali della vita della povera Eluana, a dividere l’opinione pubblica come solo divorzio e aborto erano riusciti a fare.
Quel vuoto normativo è stato, però, occupato da alcuni giudici che hanno privilegiato la richiesta di papà Englaro senza considerare, di fatto, l’articolo 2 della nostra Costituzione, ove si desume, invece, senza fraintendimento alcuno, la tutela del diritto alla vita.
Non dobbiamo, a mio avviso, essere manichei nel giudizio, come taluni illuminati progressisti, che hanno intravisto un atteggiamento umano (da parte dei giudici) ove, invece, vi è stata una semplice supplenza alle reiterate inadempienze dei precedenti legislatori.
L’incertezza e il dubbio, che in casi come questo, dovrebbero imporre un principio di prudenza, si erano in realtà trasformati in giustificazioni dell’ignavia. Non dimentichiamo che Beppino Englaro chiese un pronunciamento all’Alta Corte (ovvero seguì un percorso istituzionale, anziché affidarsi a procedure private più “spicce”) proprio per supplire all’esistente vuoto legislativo, con ciò, di fatto, costringendo la magistratura ad esercitare una funzione rappresentativa che non le appartiene.
Inoltre, una posizione critica rispetto alle scelte dei giudici non implica necessariamente un appiattimento verso le posizioni della Chiesa, come ventilato dal Presidente della Camera in una sua controversa e recente dichiarazione, ed è vieppiù svilente ridurre il dibattito ad una disputa fra “cattolici” e “laici”. Come è possibile che una delle polemiche più violente maturate una volta approvato il testo Calabrò al Senato, sia stata quella relativa al blocco dell’idratazione e dell’alimentazione di una persona che non può farlo autonomamente? Come è possibile che una norma di garanzia per una persona ammalata possa essere considerata alla stregua di un campo di battaglia che vede protagoniste forze contrapposte e distinte? Chi può essere convinto che un paziente in stato vegetativo voglia scegliere di morire di sete e considerare questo passaggio come una dolce morte?
E’ onesto ignorare l’articolo 25 della Convenzione Onu sui disabili laddove sancisce il divieto di sospensione di idratazione e alimentazione ai disabili e ai malati?
Come ci si dovrebbe comportare con quei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile o con quegli anziani colpiti da forti demenze senili? Può la loro impossibilità all’autosufficienza giustificare la negazione delle nostre cure?
Se è davvero desiderio di tutti, desiderio trasversale, giungere ad una soluzione condivisa del problema, è bene tenere in giusta considerazione questi parametri di valutazione, senza i quali, forte è il rischio di una deriva sociale che non crede alla sacralità della vita quale valore irrinunciabile per ogni uomo.
E’ parere largamente condiviso agevolare l’azione del Parlamento nell’affrontare un tema tanto spinoso che è riuscito, nelle convulse fasi finali della vita della povera Eluana, a dividere l’opinione pubblica come solo divorzio e aborto erano riusciti a fare.
Quel vuoto normativo è stato, però, occupato da alcuni giudici che hanno privilegiato la richiesta di papà Englaro senza considerare, di fatto, l’articolo 2 della nostra Costituzione, ove si desume, invece, senza fraintendimento alcuno, la tutela del diritto alla vita.
Non dobbiamo, a mio avviso, essere manichei nel giudizio, come taluni illuminati progressisti, che hanno intravisto un atteggiamento umano (da parte dei giudici) ove, invece, vi è stata una semplice supplenza alle reiterate inadempienze dei precedenti legislatori.
L’incertezza e il dubbio, che in casi come questo, dovrebbero imporre un principio di prudenza, si erano in realtà trasformati in giustificazioni dell’ignavia. Non dimentichiamo che Beppino Englaro chiese un pronunciamento all’Alta Corte (ovvero seguì un percorso istituzionale, anziché affidarsi a procedure private più “spicce”) proprio per supplire all’esistente vuoto legislativo, con ciò, di fatto, costringendo la magistratura ad esercitare una funzione rappresentativa che non le appartiene.
Inoltre, una posizione critica rispetto alle scelte dei giudici non implica necessariamente un appiattimento verso le posizioni della Chiesa, come ventilato dal Presidente della Camera in una sua controversa e recente dichiarazione, ed è vieppiù svilente ridurre il dibattito ad una disputa fra “cattolici” e “laici”. Come è possibile che una delle polemiche più violente maturate una volta approvato il testo Calabrò al Senato, sia stata quella relativa al blocco dell’idratazione e dell’alimentazione di una persona che non può farlo autonomamente? Come è possibile che una norma di garanzia per una persona ammalata possa essere considerata alla stregua di un campo di battaglia che vede protagoniste forze contrapposte e distinte? Chi può essere convinto che un paziente in stato vegetativo voglia scegliere di morire di sete e considerare questo passaggio come una dolce morte?
E’ onesto ignorare l’articolo 25 della Convenzione Onu sui disabili laddove sancisce il divieto di sospensione di idratazione e alimentazione ai disabili e ai malati?
Come ci si dovrebbe comportare con quei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile o con quegli anziani colpiti da forti demenze senili? Può la loro impossibilità all’autosufficienza giustificare la negazione delle nostre cure?
Se è davvero desiderio di tutti, desiderio trasversale, giungere ad una soluzione condivisa del problema, è bene tenere in giusta considerazione questi parametri di valutazione, senza i quali, forte è il rischio di una deriva sociale che non crede alla sacralità della vita quale valore irrinunciabile per ogni uomo.
mercoledì 9 settembre 2009
Liberatela!
Da giorni non si parla d'altro. La nostra stampa non è più libera. La vogliono (anzi la vuole)uccidere, zittire, sottomettere e patapim e patapum.
Eppure sono giorni che dell'inchiesta di Bari, ad esempio, i poteri forti che fanno riferimento a Corriere e Repubblica, si parla in modo ruffiano, quasi sottovoce.
Ad esempio, il Corriere (oggi) parla (in prima pagina) delle escort a casa Berlusconi e dei relativi compensi, ma non cita se non in modo distratto cosa sta accadendo di ben più grave agli uomini di D'Alema. L'inchiesta è ben più ricca di spunti, in questa tangentopoli pugliese, delle ragazzette offerte a qualche politico locale. Ma si sa, parliamo del compianto sig. Mike (9 pagine sul quotidiano di Via Solferino) l'inchiesta di Bari non è poi così importante se guarda a sinistra. Diverso, invece, se il protagonista è il Presidente del Consiglio. Liberatela questa stampa dalla corruttibilità della politica. Liberatela questa stampa ingoiata e mal digerita dal polipo Berlusconi padrone dell'universo, del cielo e della terra. Ma fatela finita!
Eppure sono giorni che dell'inchiesta di Bari, ad esempio, i poteri forti che fanno riferimento a Corriere e Repubblica, si parla in modo ruffiano, quasi sottovoce.
Ad esempio, il Corriere (oggi) parla (in prima pagina) delle escort a casa Berlusconi e dei relativi compensi, ma non cita se non in modo distratto cosa sta accadendo di ben più grave agli uomini di D'Alema. L'inchiesta è ben più ricca di spunti, in questa tangentopoli pugliese, delle ragazzette offerte a qualche politico locale. Ma si sa, parliamo del compianto sig. Mike (9 pagine sul quotidiano di Via Solferino) l'inchiesta di Bari non è poi così importante se guarda a sinistra. Diverso, invece, se il protagonista è il Presidente del Consiglio. Liberatela questa stampa dalla corruttibilità della politica. Liberatela questa stampa ingoiata e mal digerita dal polipo Berlusconi padrone dell'universo, del cielo e della terra. Ma fatela finita!
venerdì 4 settembre 2009
Quasi un "mistero Boffo"
La vicenda si è chiusa e mi piacerebbe non parlarne proprio più per evitare momenti di gratuita pubblicità a chi, personalmente, non credo vada concessa.
Ciò detto, vi consiglio la lettura di questo articolo che, al di là, di ogni possibile condivisione sul tema, smaschera alcuni cardini (in ambito ecclesiastico) ipocriti che è bene, a mio avviso, non siano più tali.
Ciò detto, vi consiglio la lettura di questo articolo che, al di là, di ogni possibile condivisione sul tema, smaschera alcuni cardini (in ambito ecclesiastico) ipocriti che è bene, a mio avviso, non siano più tali.
martedì 4 agosto 2009
Forza Schalke!
In tempi in cui in Pakistan lo sport preferito è bruciare i cristiani, la "buona notizia" viene da Gelsenkirchen, dove la comunità musulmana si è scandalizzata per le parole dell'inno della locale squadra di calcio. La terza strofa recita così: " Maometto era un profeta che non capiva nulla di calcio, eppure fra lo splendore dell'iride si è inventao il bianco e il blu"
Questa stupidaggine, ha scatenato (sta scatenando) le ire non solo dei turchi trapiantati in Germania, ma anche di parecchi musulmani in Europa. Il fenomeno sembra allargarsi grazie alla solita voglia dei media di creare un caso.
Certo, dei cristiani bruciati vivi in Pakistan, fra cui due bambini, non vi è da scandalizzarsi eccessivamente, per l'inno dello Schalke 04 monta la contestazione.
Fate pena. FORZA SCHALKE 04!
Questa stupidaggine, ha scatenato (sta scatenando) le ire non solo dei turchi trapiantati in Germania, ma anche di parecchi musulmani in Europa. Il fenomeno sembra allargarsi grazie alla solita voglia dei media di creare un caso.
Certo, dei cristiani bruciati vivi in Pakistan, fra cui due bambini, non vi è da scandalizzarsi eccessivamente, per l'inno dello Schalke 04 monta la contestazione.
Fate pena. FORZA SCHALKE 04!
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